libro

di Alison Reynolds, Jules Goddard, Dominic Houlder, David Giles Lewis

Kogan Page, 2019, N° 323, € 17

Andando ad analizzare la storia più recente possiamo vedere come il concetto di leadership si basi su due principali prospettive: quella economica centrata sulla produttività e quella psicologica centrata sulla motivazione. Queste due prospettive possono ritenersi sufficienti per fare le scelte migliori? David Lewis, direttore del Senior Executive Programme alla London Business School, insieme ai suoi colleghi Alison Reynolds, Dominic Houlder e Jules Goddard introducono una terza prospettiva: la filosofia. Filosofia intesa come dimensione etica del business, in quanto ci fa chiedere qual è la cosa giusta da fare. Peter Drucker nel 2000 affermava: “il management fa le cose nel modo giusto, la leadership fa la cosa giusta”. Interrogarci su quale sia la cosa giusta da fare è infatti una questione filosofica. Questi autori suggeriscono che includendo la filosofia nei cambiamenti di leadership che ai giorni d’oggi dobbiamo affrontare saremo in grado di comprendere quali sono le strade giuste da percorrere.
La ricerca di significato è una caratteristica fondamentale dell’essere umano, che frequentemente si chiede: per cosa dovrei vivere? Cosa vuol dire condurre una buona vita? Come condurre nel miglior modo possibile la nostra esistenza è la principale preoccupazione dei filosofi.
Kant nel saggio del 1793 scriveva: “Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri)”. Nei suoi scritti Kant ricercava le basi di una condotta etica in grado di permettere a tutti di vivere al meglio cooperando con gli altri, per questo ha idealizzato tre principali imperativi categorici:

  1. “Agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga una legge universale”; per guidare le tue azioni dovresti basarti su quei principi che vorresti che gli altri usassero per guidare i loro comportamenti, che con più semplici parole potremmo dire: comportati con gli altri come vorresti che gli altri si comportassero con te.
  2. “Agisci in modo tale da trattare l’umanità sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo”. Cerca quindi di rispettare la tua dignità e quella degli altri, evitando di ridurre l’altro o te stesso a un semplice mezzo per raggiungere i tuoi fini.
  3. “La volontà in base alla massima possa considerare contemporaneamente se stessa come universalmente legislatrice”, se vogliamo cooperare nella società, dovremmo agire come se stessimo seguendo le regole di una società in cui ognuno è trattato come un fine di se stesso.

Kant credeva che ogni persona avesse gli stessi diritti delle altre, con autonomi pensieri e volontà e fosse in grado di creare da sola le leggi necessarie per vivere in maniera cooperativa ed equa con gli altri.

Volendo quindi trasferire nel concreto gli imperativi categorici di Kant, per fare un miglior uso del nostro potere e della nostra autorità, dovremmo :

  • promuovere il concetto di equità fra le persone;
  • ricordare che l’autorità che abbiamo ci è stata data;
  • comportarci con gli altri nel modo in cui vorremmo che gli atri si comportassero con noi;
  • capire e rispettare gli obiettivi degli altri e utilizzare questa conoscenza nella modalità in cui interagiamo con loro;
  • Applicare le regole che richiediamo agli altri anche su noi stessi.

Per essere un leader migliore, concludono gli autori, bisognerebbe quindi usare la propria autorità per creare un ambiente nel quale le persone possano svilupparsi e realizzarsi.
Senza una dimensione etica diventa difficile creare il clima ideale in cui tutti possano fiorire.

Margherita Rotondi