Ingredienti per un ambiente più felice

di Ilaria Gandolfo*

Neurosystemics n° 16/2020

collaboratori felici

Neurosystemics n° 16/2020

Riporto qui una riflessione che mi è scaturita dall’aver approfondito lo studio di Mihaly Csikszentmihalyi e l’annosa questione della felicità, della sua debole relazione con le ricompense materiali, e di come la società, ad ogni suo livello, dovrebbe impegnarsi per far sì che un numero sempre maggiore di persone possa non solo raggiungerla ma anche essere capace di riconoscere la differenza fra quella vera e quella effimera. La connessione delle ricerche sulla felicità col modello del Wellness Organizzativo®, ha così dato origine alla redazione di un piccolo memo per aiutare a costruire un’organizzazione felice, o per lo meno per aiutare un’organizzazione a tendere allo sviluppo della felicità dei propri collaboratori:

  1. Nel premiare i collaboratori per un buon lavoro svolto o per aver raggiunto gli obiettivi annuali, limitiamo l’utilizzo sistematico delle ricompense materiali a favore della creazione di occasioni informali per stare bene con i propri collaboratori. Ad esempio, con l’organizzazione di tornei aziendali dove capi e collaboratori possono interagire in situazioni di svago in cui il protagonista è il gioco di squadra.
  2. Quando vogliamo premiarci, regaliamoci tempo: da utilizzare con chi amiamo, in attività culturali o per stare immersi nella natura.
  3. Nel selezionare i collaboratori, fra candidati che per competenze tecniche e formazione si equivalgono o fra un candidato con esperienze maggiori e uno che ha un po’ meno esperienza e ancora bisogno di completare le sue competenze ma è più motivato, scegliamo quelle persone che dimostrano maggiore passione nei confronti del lavoro. E’ meglio “spendere” un po’ più tempo a formare una persona con meno esperienza ma più motivazione che assumere un collaboratore che sulla carta ha più competenze tecniche ma poca passione nel lavoro. Circondiamoci di quei professionisti che vivono il lavoro con devozione e impegno, come se per loro fosse una vocazione o una scelta di vita: saranno i più predisposti a vivere esperienze di flusso mentre lavorano.
  4. Impegniamoci per favorire le esperienze di flusso: quando è possibile, assegniamo ai collaboratori quei compiti che, per competenze e motivazioni, possano suscitare in loro l’esperienza di flusso.
  5. Favoriamo il più possibile l’equità nella distribuzione delle risorse, così da evitare o ridurre l’insorgere di sentimenti di “deprivazione relativa”.
  6. Per riprendere le parole di Bauman (il cui pensiero riguardo a società, ricchezza materiale e felicità è già stato proposto nel n° 2/2015 di Neurosystemics), rendiamoci “giardinieri” della nostra organizzazione. L’atteggiamento del giardiniere si manifesta nella cura del bene comune per migliorare la qualità della vita e rendere la società più umana.

Naturalmente, queste osservazioni possono essere applicate ad ogni aspetto della nostra vita, da quella lavorativa, a quella familiare, alle strategie che possiamo utilizzare per educare i nostri figli, al modo di relazionarci con il nostro gruppo di amici, senza però avere la presunzione di pensare che l’applicazione di una semplice lista di attività standard di comportamenti possa assicurare automaticamente la costruzione di un’ambiente felice.

 *collaboratrice IEN