Le concezioni di Adriano Olivetti sono patrimonio dell’umanità

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La 42a sessione del World Heritage Committee, il Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco, tenutasi in Bahrain nei giorni scorsi, ha riconosciuto “Ivrea Città Industriale del XX Secolo” SITO UNESCO iscrivendola ufficialmente nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità.

Ivrea venne fondata nel 1908 da Camillo Olivetti (il padre di Adriano), ma il suo maggiore sviluppo si realizza nel periodo fra gli anni ‘40 e ‘60 sotto la guida di Adriano Olivetti che, oltre a dirigere l’azienda Olivetti, era anche uno dei più brillanti urbanisti italiani dell’epoca: presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, editore della rivista Urbanistica, Vicepresidente dell’International Federation for Housing and Town Planning, nel 1956 gli venne anche conferito il Gran Premio di Architettura per “i pregi architettonici, l’originalità del disegno industriale, le finalità sociali e umane presenti in ogni realizzazione Olivetti”.

Adriano partecipò quindi attivamente alla stesura del nuovo piano regolatore (1951) di Ivrea. La forma della città e gli edifici di Ivrea sono stati progettati da alcuni dei più noti architetti e urbanisti italiani.

“È stata una discussione breve, democratica e civile. Nessuna riserva. Un unico responso: Ivrea città industriale del XX secolo è stata ufficialmente dichiarata sito Unesco. I valori olivettiani che hanno portato alla creazione della città industriale sono patrimonio dell’umanità” Queste le parole con cui la Fondazione Adriano Olivetti ne da orgogliosamente notizia.

Un riconoscimento importante alle innovative concezioni di Adriano Olivetti nell’intendere il significato e lo scopo del fare impresa e dell’essere società. Ivrea ha rappresentato infatti un esempio distintivo di sperimentazione di idee industriali, sociali e architettoniche e ha innovato a livello mondiale il modo di fare impresa ponendo al centro il benessere delle persone che vi lavorano e delle comunità che la ospitano. Qualcosa che ci invidiava tutto il mondo.

 

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